Le scelte di muratura contano soprattutto nella produzione, non solo in cantiere
- La quota più pesante delle emissioni incorporate nasce quasi sempre in estrazione e produzione, non durante la posa.
- Per confrontare due pareti va usata la stessa unità funzionale, idealmente un metro quadrato di parete finita con prestazioni equivalenti.
- Laterizio, calcestruzzo e pietra non hanno lo stesso profilo: densità, leganti, spessori, malte e finiture cambiano molto il risultato.
- In Italia le EPD, la UNI EN 15804 e la UNI EN 15978:2026 rendono il confronto più serio, soprattutto negli appalti pubblici.
- La riduzione più efficace arriva da meno materiale, più riuso e meno demolizione inutile.
Che cosa misura davvero il carbonio incorporato in una muratura
Quando valuto una parete, io non guardo mai solo il mattone o il blocco. Guardo il sistema completo: materia prima, trasformazione industriale, trasporto, cantiere, manutenzione e fine vita. È qui che il carbonio incorporato mostra il suo peso reale, perché una muratura “semplice” può avere un impatto alto se richiede molta energia in produzione, molta massa o molti strati accessori.
Secondo GlobalABC, circa il 75% delle emissioni incorporate nasce nella fase di manifattura, mentre il resto si distribuisce tra trasporti, manutenzione e costruzione. Tradotto in modo pratico: spostare il materiale più vicino al cantiere aiuta, ma spesso conta meno del ridurre la quantità di materiale o scegliere un sistema che richiede meno lavorazioni e meno leganti ad alta intensità di carbonio.
| Fase | Cosa include | Perché conta |
|---|---|---|
| A1-A3 | Estrazione, trasformazione, produzione del prodotto | Di solito è la quota più alta dell’impronta |
| A4 | Trasporto in cantiere | Diventa rilevante con distanze elevate o logistica inefficiente |
| A5 | Posa, scarti, sfridi, consumo in cantiere | Può crescere molto se il sistema è complesso o poco standardizzato |
| B | Manutenzione e sostituzioni | Più importante per finiture e componenti meno durevoli |
| C | Demolizione, trattamento, smaltimento | Pesa di più quando non esiste un piano di riuso o riciclo |
Questa lettura è importante perché evita un errore comune: confondere il materiale con la soluzione costruttiva. Una parete non è mai solo un blocco, e il suo impatto reale dipende da come è progettata, assemblata e mantenuta. Da qui ha senso passare ai materiali che, in muratura, spostano davvero il risultato.

Quali materiali di muratura incidono di più
Non esiste un materiale “magico” valido in ogni situazione. Io ragiono per prestazione equivalente: stessa funzione strutturale o di chiusura, stesso livello di isolamento, stessa durata attesa. Solo così il confronto ha senso. La massa del componente, il contenuto di clinker nel cemento, il tipo di cottura, la presenza di riciclato e il numero di strati contano più del nome commerciale sul catalogo.
| Materiale | Profilo di carbonio incorporato | Dove può funzionare bene | Limite principale |
|---|---|---|---|
| Laterizio tradizionale | Medio, con forte variabilità in base a cottura, spessore e configurazione della parete | Murature durevoli, buona inerzia, soluzioni diffuse in Italia | La massa e la cottura incidono; va valutata la parete completa, non il solo blocco |
| Blocchi in calcestruzzo | Medio-alto, soprattutto se il legante cementizio è elevato | Velocità di posa, resistenza, semplicità di approvvigionamento | Il cemento spinge l’impronta verso l’alto, specie nei sistemi massivi |
| Calcestruzzo cellulare autoclavato | Tendenzialmente più basso rispetto a soluzioni più dense | Pareti leggere, buon equilibrio tra prestazione e peso | Va verificata la compatibilità con fissaggi, finiture e richieste strutturali |
| Pietra naturale | Molto variabile | Durabilità, riuso, contesti locali con filiera corta reale | Estrazione, taglio e trasporto possono annullare il vantaggio percepito |
| Terra cruda o stabilizzata | In genere basso, se il sistema è ben progettato e protetto dall’umidità | Interventi mirati, interni, piccole opere, restauri selezionati | Richiede competenza, attenzione al dettaglio e vincoli normativi da verificare |
Il punto che mi interessa di più è questo: la muratura esistente, se ancora sana, è spesso la soluzione a minore impatto. In ristrutturazione, conservare una parete o riutilizzare elementi demoliti può valere più di qualsiasi cambio di materiale, perché evita tutta la fase più costosa in termini di emissioni, cioè quella della nuova produzione. La vera domanda, quindi, non è solo “quale blocco scelgo?”, ma “quanta nuova materia sto davvero introducendo?”.
Da qui il passaggio naturale è capire come leggere correttamente i documenti tecnici, perché senza un metodo di confronto il rischio di sbagliare valutazione è altissimo.
Come leggere EPD, LCA e CAM senza perdersi nei numeri
Se voglio fare una scelta seria, io parto dalle EPD, cioè le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto. In Europa il riferimento tecnico è la UNI EN 15804, mentre per valutare l’edificio nel suo insieme la UNI EN 15978:2026 è oggi il punto di riferimento metodologico. In Italia, inoltre, i CAM Edilizia aggiornati nel 2025 hanno rafforzato il ruolo dell’analisi del ciclo di vita e della misurazione dell’impronta di carbonio nei progetti pubblici.
Questo significa una cosa molto concreta: non basta dire che un materiale è “green”. Bisogna verificare che cosa è stato misurato, con quale unità, con quali confini di sistema e con quali ipotesi di fine vita. Se due prodotti non hanno la stessa unità funzionale o non coprono le stesse fasi, il confronto è fragile fin dall’inizio.
- Unità funzionale uguale: confronta pareti che fanno lo stesso lavoro, non solo materiali con nomi simili.
- Stesso perimetro di analisi: A1-A3 non è confrontabile con A1-C se lo dichiari come se fossero la stessa cosa.
- Densità e spessore coerenti: il dato per chilogrammo dice poco se poi la parete reale cambia massa e volume.
- EPD di prodotto meglio di dati generici: quando esiste una dichiarazione specifica, il confronto diventa più affidabile.
- Scenario di fine vita esplicito: riuso, riciclo e discarica non hanno lo stesso impatto.
Una regola pratica che uso spesso è questa: prima confronto la produzione, poi la posa, poi la durata. Se due soluzioni sono quasi equivalenti in fase A1-A3, può diventare decisiva la manutenzione o la possibilità di smontaggio. È qui che la valutazione smette di essere astratta e diventa utile per il progetto.
Una volta chiarito il metodo, il vero valore arriva dalle leve progettuali. Ed è qui che, spesso, si taglia più carbonio di quanto si immaginasse all’inizio.
Le leve progettuali che riducono davvero l’impronta
Io parto sempre dalla domanda più scomoda: serve davvero tutta questa materia? Molto spesso la risposta è no, o almeno non nella quantità prevista in un primo schizzo. Ridurre la massa utile della muratura, evitare sovradimensionamenti e semplificare gli strati della parete sono tre mosse che, insieme, possono abbassare molto più dell’eventuale differenza tra due prodotti simili.
- Riduci il materiale inutile: pareti troppo spesse, setti ridondanti e finiture sovrapposte aumentano l’impronta senza aggiungere valore reale.
- Progetta per la prestazione richiesta: una parete portante non si valuta come un tramezzo e un tamponamento non si sceglie come un divisorio interno.
- Preferisci leganti e componenti meno intensivi: quando le prestazioni restano equivalenti, un minore contenuto di clinker o di cemento fa differenza.
- Riduci gli sfridi: la posa standardizzata, i formati coerenti e la logistica ordinata abbattono sprechi di cantiere.
- Sfrutta il riuso: laterizi recuperati, pietra di recupero e componenti smontabili possono tagliare in modo netto le emissioni iniziali.
- Non sopravvalutare il trasporto: conta, ma spesso meno della produzione; per questo ha più senso ridurre la quantità di materia prima che inseguire solo il fornitore “più vicino”.
Questo vale ancora di più nelle ristrutturazioni. Lì, io considero quasi sempre la conservazione come prima opzione: demolire una muratura sana per sostituirla con un materiale teoricamente migliore è spesso una perdita netta, sia ambientale sia economica. Il progetto giusto, in molti casi, è quello che fa durare meglio ciò che esiste già.
Ma per evitare scelte sbagliate serve anche sapere dove si sbaglia più spesso. Ed è sorprendente quanto spesso gli errori siano sempre gli stessi.
Gli errori che fanno sembrare verde una soluzione che non lo è
La prima trappola è confrontare il singolo blocco e non la parete finita. La seconda è ignorare malta, intonaco, collanti, rasature e isolanti, che possono spostare sensibilmente il risultato finale. La terza, molto comune, è leggere un dato medio come se fosse un dato di prodotto: senza EPD o senza un perimetro chiaro, il confronto resta fragile.
C’è poi un equivoco che vedo spesso: pensare che il trasporto sia sempre il fattore decisivo. In realtà, per molte murature, la produzione vale molto di più del viaggio. Il camion conta, certo, ma se il materiale è più pesante o più energivoro da produrre, la filiera corta da sola non basta a rendere la soluzione davvero bassa in carbonio.
- Confrontare kg di materiale invece di metri quadrati di parete con prestazioni equivalenti.
- Trascurare le fasi di manutenzione e sostituzione, soprattutto per gli strati di finitura.
- Attribuire un vantaggio automatico a pietra, laterizio o materiali naturali senza valutare estrazione e lavorazione.
- Valutare solo la fase iniziale e dimenticare il fine vita, dove il riuso può cambiare molto il bilancio.
- Accettare un dato generico quando esiste una EPD più precisa e più utile al progetto.
Quando un confronto è fatto bene, emerge quasi sempre lo stesso principio: non vince il materiale più “nobile”, ma il sistema murario più sobrio, più durevole e più facile da mantenere. Questo mi porta all’ultima parte, quella che conta davvero quando bisogna decidere.
La muratura più credibile nel 2026 è quella che usa meno materiale utile
Se dovessi ridurre tutto a una sola regola operativa, direi questo: prima riduco la materia, poi scelgo il materiale. In nuova costruzione, significa progettare pareti essenziali, verificare EPD comparabili e scegliere la soluzione che soddisfa davvero i requisiti tecnici con meno massa e meno lavorazioni superflue. In ristrutturazione, significa partire dal riuso dell’esistente e solo dopo valutare la sostituzione.- Se il progetto è pubblico, allinea subito il lavoro ai CAM Edilizia e alla logica LCA, non alla fine.
- Se la parete è strutturale, confronta sistemi completi e non singoli componenti.
- Se la parete è di tamponamento o divisoria, pesa molto di più la leggerezza del sistema e la semplicità di posa.
- Se hai una muratura recuperabile, trattala come una risorsa, non come un rifiuto da sostituire per abitudine.
Alla fine, il criterio più utile non è cercare il materiale perfetto, ma costruire con intelligenza: meno massa, più durata, più riuso, meno passaggi inutili. È questa, nella pratica, la strada più solida per ridurre il carbonio incorporato senza compromettere la qualità della muratura.
